Namibia

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Da Windhoek, la capitale, posta a 1700 metri, in una conca contornata da monti, probabilmente partirá il vostro tour tra deserti, parchi, savana e oceani.  Windhoek é una cittadina moderna, mostra edifici in puro stile tedesco, tetti spioventi e guglie, pulita, ordinata, ornata da una curiosa piazza con meteoriti infilzati, alle 18 giá deserta, negozi chiusi, nessuno si avventura per strada. La lunga occupazione tedesca, terminata con la prima Guerra mondiale, ha lasciato un´architettura in contraddizione con un cielo terso azzurrissimo e il deserto poco lontano:  l´effetto é straniante surrealismo. Fermatevi al mercato di Okahandja, ricco di manufatti artigianali, anche se spesso non namibiani, e fatevi portare a Katatura, sobborgo nero. La Namibia é indipendente dal 1990, dopo oltre 40 anni di guerriglia combattuta dallo SWAPO (South West Africa People’s Organisation) contro il protettorato Sudafricano. Alla fine della prima guerra mondiale, infati, il Sudafrica ottenne un mandato per l’amministrazione del territorio. Le tenute namibiane furono suddivise in 6000 fattorie di proprietà dei coloni bianchi e i lavoratori neri vennero confinati nelle ‘riserve’. Nel 1990, con la presidenza del leader della SWAPO Sam Nujoma, fu istituito un parlamento “nero”ed é iniziata una parziale ridistribuzione delle risorse. Ancora oggi, tuttavia, la maggior parte della popolazione nera non ha accesso ai centri di potere economico, e spesso é relegata in quartieri separati dalle zone “bianche”: il quartiere di Katutura ne é un esempio. Visitatelo, non di sera e non da soli: un tassista potrá portarvi in giro e farvi da guida tra bidonvilles e mercati “neri”. Illuminante il divario tra l´ordine e la pulizia nel centro e la povertá del quartiere di periferia, esclusivamente nero.

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Appena fuori da Windhoek il benvenuto namibiano sará la polvere. Dopo le prime due ore di jeep e sterrato la polvere di deserto rossa, finissima e leggerissima sará ovunque, dentro e fuori voi: capelli, abiti, zaini, narici, ottiche di video e fotocamere. E visto che di solito si viaggia sempre con 2 vetture, ci sará una stampa indelebile nella vostra retina:  un puntino bianco (la jeep che precede la vostra) seguita da una lunga polverosa coda rossa. La Nissan cometa. Immersione in un mare arancione, colori talmente vividi e forti da sembrare irreali. Catapultati in un quadro tinto ad acrilici, o in una pellicola futuristica, con un direttore della fotografia deciso a ravvivare con filtri ultravivaci solo la gamma dell´arancio/rosso. Insieme alla polvere si iniziano a vedere springbok, facoceri, struzzi …ma non abbiate fretta di avvistare animali. Conservate gli scatti per l’Etosha.

In alcune delle fattorie immerse nel bush vi potrá capitare di passeggiare attorniati da tranquilli e pacifici ghepardi: in Namibia vive il 20% della popolazione mondiale. Molti sono tenuti in semicattivitá, per alcuni proprietari di fattorie sono dei pets, dei grandi gattoni di famiglia. Spesso anche i suricati (per capirsi: il Timon de Il Re leone) presidiano allegramente le fattorie chiedendovi di condividere la vostra colazione.

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La savana è il cancello d’ingresso per un altro mondo: dune che si gettano nell’oceano tumultuoso, cielo cupo, vento freddo, onde imperiose, è la Skeleton Coast. Costa degli scheletri per la quantità di relitti di navi arrugginiti e invasi dalla sabbia che punteggiano le spiagge: queste coste desertiche, sempre coperte dalla nebbia che sale dall’oceano, sono state per decenni l’incubo dei marinai. Le navi si arenavano, inevitabilmente, nei bassi fondali sabbiosi.

Merita una visita la colonia di otarie a Cape Cross, sulla strada che costeggia l’oceano. Ce ne sono a migliaia, molti i piccoli. Inizialmente sarete nauseati dall’intenso, sgradevole, ma tipico odore, poi ci si abitua. Le otarie passano le giornate in acqua, mangiando pesci: resistono al freddo dell’oceano grazie alla pelliccia isolante che mantiene la loro temperatura corporea sopra i 36°. A Cape Cross sbarcò, nel 1486, Diego Cao, navigatore portoghese, in cerca di una via per le Indie. Cao pose, a testimoniare il possesso del sito, un “padrao” (pietra miliare scolpita) e una croce di pietra con iscrizioni. La Namibia, grazie alle aridissime e inospitali coste, fu a lungo ignorata dagli esploratori europei. Molte le miniere di diamanti lungo la costa: non fermatevi a fotografare il paesaggio, i guardiani vi bloccherebbero puntandovi contro un fucile. Nel 1904 fu un lavoratore sudafricano a scoprire la zona diamantifera a est di Lüderitz: immediatamente le autorità tedesche la dichiararono la ‘sperrgebiet’, ‘zona proibita’. Oltre ai diamanti da gioielleria di alta qualitá, la Namibia é il quarto più grande esportatore di minerali non petroliferi in Africa e il quinto più grande produttore di uranio al mondo. Dedicate qualche ora a Kolmanskoppe, una ghost town a 20km da Luderitz. La cittá, nata ai primi del 900, per estrarre diamanti, in 40 anni vide fioritura e abbandono. Il deserto se n´é riappropriato, molte delle enormi case, alcune anche lussuose, sono invase dalle dune ma é proprio il rumore del vento, la sabbia rossa ovunque, i pavimenti divelti e le travi ormai immerse in un mare arancione che regalano a Kolmanskoppe un magnetismo senza tempo.

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Swakopmund Piacevole il centro, alcuni palazzi in stile coloniale ed altri dalle facciate neogotiche, un museo, molti negozietti di antiquariato con oggetti dei primi del 1900 a prezzi ottimi. A luglio e agosto (inverno australe), soprattutto al calar del sole è molto freddo e il vento é gelido: dopo il tramonto  è raro incrociare qualcuno per strada. Swakopmund fu fondata dai coloni tedeschi nel 1892 per sostituire il porto di Walvis Bay annesso dagli inglesi al Sud Africa. La Lonely Planet consiglia, da Swakopmund, la Welwitschia route: un itinerario di circa 100 Km che raggiunge la zona dove vivono alcune piante con un tronco tozzo e basso e due sole foglie che possono raggiungere la lunghezza di diversi metri e si arricciano poi attorno al loro stesso fusto. Queste piante, le Welwitschia, crescono molto lentamente e le più grandi hanno addirittura 2000 anni. Altro punto di attrattiva è il “Moon Landscape“, il paesaggio lunare. La Welwitchia route può essere interessante, ma il tragitto è lungo, le piste sconnesse e non segnalate: facile perdersi. Circa 50 Km. a sud di Swakopmund inizia il Namib Naukluft Park. Il Namib ricopre l’intera costa atlantica namibiana per 800 km. Le correnti atlantiche fredde, in contrapposizione all’aria calda del deserto, provocano la formazione di spesse coltri di nebbia. Questa zona della Namibia è priva di qualsiasi strada e completamente disabitata, vi è solo una traccia di pista percorribile esclusivamente da fuoristrada 4×4. Si parte dalla bella insenatura di Walvis Bay dove si possono ammirare centinaia di fenicotteri rosa a pochi metri dalla riva, mentre gruppi di pellicani decollando dalla spiaggia compiono acrobatiche evoluzioni. Grazie ad una pista sabbiosa si raggiunge Sandwich Harbour, altra riserva ornitologica dove osservare migliaia di cormorani perfettamente allineati sulla battigia in attesa di tuffarsi in mare per procurarsi cibo. Qualche foca fa capolino tra le onde dell’oceano e non è raro incontrare sciacalli che seguono la costa sperando di catturare un pasto.

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Fish River Canyon

Il Fish River Canyon, vicino al confine con il Sudafrica, è osannato da tutte le guide come una delle maggiori attrazioni della Namibia, per noi, invece, una delusione. E´scavato dal fiume Fish, si sviluppa per 162 Km con una profondità di oltre 500 metri ed una larghezza che raggiunge i 27 Km. Al tramonto il canyon e il deserto che lo circonda assumono intensi riflessi tra il rosso e il viola. Il paesaggio è suggestivo ma, se confrontato al Grand canyon e ai parchi del Nord America, sembra una versione scolorita e in piccolo.

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Kokerboom Forest

Nessuno si stupirebbe se si avvistasse qualche goblin saltellare nella zona intorno a Keetmanshoop: la Kokerboom Forest, è una“foresta” formata da strani alberi, i Kokerboom, nodosi, dalle forme bizzarre che crescono molto lentamente in un’area desertica. Accanto alla foresta ecco il Giant’s Playground: una spianata “abitata” da singolari formazioni di rocce nere laviche, tondeggianti, levigate ed enormi, formatesi 170 milioni di anni fa.

Sesriem e Sossusvlei

Da Sesriem a Swakopmund si attraversano deserto e savana. A metà strada, in mezzo al deserto, spunta Solitaire, cittadina costituita da un cartello, che ne proclama il nome, una pompa di benzina e un piccolo spaccio famoso per l’ottima torta di mele. La pista per giungere a Solitaire è un continuo saliscendi: si valica il “Kuiseb pass”. Il campo di Sesriem è all’inizio di una pista che, in circa 25 Km, conduce ai margini della zona delle dune. A circa 4 Km dal campo si trova l’omonimo canyon, merita una visita, l’ideale sarebbe al tramonto, quando offre suggestivi colori ed enigmatiche ombre.

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Sossusvlei

Le dune raggiungono i trecento metri di altezza, si stagliano nette e rosse in un orizzonte piatto e in un cielo terso. Risalirle a piedi è faticoso ma si respirano colori accecanti, odori polverosi, rumori sordi e raggiunta la cima si godrà dello spettacolo dei raggi del sole che al tramonto o all’alba irradiano di mille colori la sabbia delle dune. Immersi in un mare ondeggiante di sabbia rossa, rosa, viola, arancio. E alla base delle dune é il contrasto del bianco delle saline, formatesi per l’evaporazione dell’acqua depositatasi nella stagione delle piogge. I colori cambiano con l’avanzare del giorno: giallo ocra al mattino, la gamma intensa dell’arancio a mezzogiorno, rosso infuocato al tramonto.

Il più famoso parco della Namibia è senza dubbio l’Etosha Park, 23000 kmq di savana con al centro i 5000 kmq di argilla dell’Etosha Pan, bacino di raccolta delle acque effimere provenienti, nella stagione umida, dal Nord. Nell´Etosha si possono ammirare un gran numero di animali tipici dell’Africa centrale e meridionale: decine di specie di antilopi, rinoceronti, zebre, giraffe, elefanti, gnu, leoni, leopardi, e centinaia di specie di uccelli, stanziali e migratori. Una delle attrazioni del parco é la famosa pozza d’acqua artificiale, illuminata da potenti luci. Dopo il tramonto inizia il carosello, l’ incantesimo surreale degli animali giunti per abbeverarsi. Sí, siete entrati in un documentario della National Geographic. Ma ci sono delle regole ben precise per abbeverarsi, non vedrete mai tutti gli animali, contemporaneamente, alla stessa pozza. Per primi arrivano gli elefanti, imperatori indiscussi della savana, se non altro per la loro mole. Sono a decine, un intero branco, composto da femmine con piccoli a sostare sulle sponde. Il silenzio emozionato dei turisti, in estatica osservazione, é rotto solo dai clic delle fotocamere. Le gigantesse della savana vigilano i loro piccoli, che, ancora incerti, giocano rincorrendosi e spruzzandosi. Il branco, in piccoli gruppi, si allontana lentamente dalla pozza, presto sostituito da alcune famiglie di rinoceronti. Poi è il turno delle giraffe, costrette ad uno sforzo enorme per bere: devono divaricare al massimo le lunghe zampe per portare la testa al livello del terreno, rendendosi cosí completamente vulnerabili all’attacco dei predatori.  Intuiamo l´arrivo dei piú attesi: il lungo muro che circonda la pozza, da dove osserviamo, é affollato dai turisti. Lowen, leeuwen, lions, leones, leoni…bisbigliato in ogni lingua, risuona tra gli astanti. Ed ecco un trio: 2 femmine ed un maschio che lento e indolente si avvicina all’acqua, mentre un´altra leonessa, riposa sdraiata, gli occhi si chiudono, pigramente, di tanto in tanto. Sono passate 5 ore dall´arrivo degli elefanti, ma non esiste noia nell´osservare gli animali accorsi alla pozza, solo stupore ammirato.

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Villaggi Himba

Tra 2300 e 2400 anni fa i primi Bantu occuparono gli altipiani della Namibia centro-meridionale. La Namibia diventó un crogiuolo di etnie differenti. Dopo i Bantu arrivarono i Khoi Khoi (chiamati dai colonizzatori Ottentotti) sedentari, dediti ad allevamento ed agricoltura e i San, nomadi, abitanti del bush, denominati dagli europei Boscimani. Fu poi il turno degli Herero, che dominarono per secoli la maggior parte del Paese. Ma l´etnia piú famosa é quella degli Himba: pastori seminomadi. Gli Himba non sono un’etnia di stirpe guerriera e furono soggiogati dagli Herero, almeno fino al 1900, quando le truppe coloniali tedesche sottomisero e sterminarono gli Herero.

Uno dei punti di partenza per esplorare i villaggi degli Himba, è Opuwo, capitale del Kaokoveld:  percorrendo le piste polverose e sconnesse che portano a nord, verso il fiume Kunene e le Epupa Falls, si incontrano gruppi di Himba. Malgrado i molti villaggi la maggior parte degli Himba vive in città, assieme agli Herero.  Le donne Herero sono facilmente riconoscibili: indossano un abito formato da un´enorme crinolina e una serie di sottogonne e un copricapo a forma di corno imposto loro dai coloni missionari nell´800. Le donne e i bambini Himba, invece, spesso indossano l’ abito tradizionale costituito da un gonnellino di pelle ( le donne sono in topless) e, per proteggersi la pelle dal sole, si spalmano sul corpo e sui capelli un’argilla rossa che rende la loro carnagione rossastra: il loro aspetto è del tutto diverso da quello delle altre etnie africane. Se volete fotografarli è  meglio chieder loro il permesso: di solito ve lo concederanno in cambio di qualche piccolo dono. Non riuscirete a non acquistare bracciali, collane, cinture realizzati con cuoio e conchiglie e colorati con terra rossa.

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Epupa Falls

La regione più suggestiva e selvaggia del Kaokoveld è quella striscia di terra al confine con l’Angola: la zona del fiume Kunene e delle sue cascate, l’Epupa Falls “acque che cadono”, in dialetto Herero. Le Epupa hanno una lunghezza di circa 2 Km e cadono da un’altezza di oltre 65 metri: il salto più alto è di 38 metri. I tranquilli specchi d’acqua sopra le cascate, invitano ad un bagno rinfrescante: attenzione alle correnti e ai coccodrilli. Al termine delle cascate il fiume forma anse con spiagge di sabbia finissima: il susseguirsi di colline sulla sponda opposta è l’Angola.

Twyfelfontein

Salendo a nord, nel Damaraland, si incontrano vastissime pianure, dominate da monoliti di graniti rosa i kopije e dal massiccio del Brandberg, 2606 metri, la cima più alta della Namibia. In questa zona da non perdere Twyfelfontein: incisioni rupestri, risalenti a 5000-6000 anni fa, raffigurano scene di vita quotidiana e di caccia e animali della savana: elefanti, leoni e giraffe. Da vedere anche la foresta pietrificata, “Versteende Woud”: una distesa di tronchi d’albero pietrificati di 250 milioni di anni fa, probabilmente trasportati qui da un fiume in piena.

 

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Tips and Tricks

Aereo:  Non esistono voli diretti dall’Italia, ma ci sono due voli diretti dalla Germania a Windhoek (da Francoforte e da Monaco). Passare per Johannesburg significa più ore di volo, più ore in aeroporto e costi più elevati. Non occorre Visto, si può risiedere in Nambia per non più di tre mesi. La valuta corrente è il dollaro namibiano, ma circola anche il rand sudafricano. Non vi sono obblighi di vaccinazione per entrare in Namibia. E’consigliabile il vaccino per il tifo e la profilassi antimalarica e l’utilizzo di repellenti per insetti e di zanzariere.

Noleggio auto/jeep Si può noleggiare qualsiasi tipo di vettura, dall´Italia o all´aereoporto di Windhoek, dalla berlina al 4×4 completamente equipaggiato con materiale da campeggio. E’ importante controllare lo stato delle jeep al momento del noleggio se non volete vedervi addebitare sulla carta di credito riparazioni per danni alle auto che non avete causato. La Namibia è stata fino al 1990 protettorato sudafricano: la guida è a destra ed é necessaria la Patente di Guida internazionale. E´importante controllare che la ruota di scorta sia intatta prima di partire, la Namibia è prevalentemente desertica, é facile bucare, e sono pochissime le auto che si incontrano lungo i percorsi, senza  ruota di scorta si rischia di attendere invano soccorsi per ore…

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Strade Sono pochissime quelle asfaltate: la B1 che attraversa da Nord a Sud tutto il paese, la statale per Swakopmund, quella per Luderitz e pochissime altre. Per il resto sono piste sterrate, classificate in tre distinte categorie: tipo C, larghe e scorrevoli, le tratte di maggior percorrenza turistica. Il fondo talmente livellato da permettere velocità elevate: ma attenzione sullo sterrato è facilissimo andar fuori strada. Le piste di tipo D, secondarie, la loro manutenzione è saltuaria. Spesso, specialmente dopo le piogge, sono impraticabili. Le piste di tipo P mulattiere, sono percorribili in sicurezza con mezzi a trazione integrale e soltanto in inverno e primavera.

Prenotazioni: Conviene prenotare il lodge nel Parco Etosha: ce ne sono solo tre e sono SEMPRE strapieni. Se partite a luglio o ad agosto meglio prenotare anche gli altri pernottamenti: anche in Namibia è alta stagione, si rischiano 100 km di sterrato per trovare un altro posto dove dormire. Portatevi la tenda: alle Epupa Falls e nella zona degli Himba ci sono quasi esclusivamente campeggi

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Pericoli molti i serpenti velenosi, alcuni letali, come il Puff Hadder o il Mamba Nero: non si tratta di animali che attaccano l’uomo, ma possono essere accidentalmente calpestati. Sono quindi consigliati scarponcini alti e pantaloni di tessuto resistente. I grandi carnivori sono presenti in gran numero in Namibia, anche al di fuori delle aree protette. Non esiste pericolo, nemmeno per chi pernotta in campeggio: la forma della tenda non rappresenta una preda per i felini. Gli elefanti del deserto, rintracciabili nei fiumi del Damaraland e del Kaokoveld, non sono un pericolo se non vengono disturbati: se campeggiate in ouidian frequentati dai pachidermi non allontanatevi dalle tende dopo il tramonto ed alzate le vostre igloo lontano dai boschi più fitti, rifugio abituale degli elefanti. Il Rinoceronte nero ha un carattere bizzoso, ed anch’esso,anche se raro, abita il letto dei corsi d’acqua del Damaraland. Il rarissimo Rinoceronte Bianco si trova solamente in Etosha e non rappresenta un pericolo. Se volete evitare spiacevoli incontri con iene e sciacalli ricordate di chiudere all’interno delle auto viveri e rifiuti. Non lasciate scarpe e altri oggetti fuori dalla tenda durante la notte, diventerebbero il passatempo preferito di iene e sciacalli che affollano TUTTI i campeggi namibiani. Ragni e scorpioni sono piuttosto comuni in tutto il territorio: valgono le stesse precauzioni raccomandate per i serpenti.

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Pasti Da provare i piatti a base di carne: ottimi il kudu, l’orice, l’antilope. Il coccodrillo può non piacere: ha un gusto indefinito tra il pollo e il pesce. Nelle città della costa Atlantica é ottimo il pesce: le ostriche di Luderitz, le aragoste di rocca di Swakopmund. Ottima la birra namibiana (una è la Lager Tafel). Il vino è piacevole ma non adatto ai palati più esigenti. Una varietà incredibile di succhi di frutta (un classico è quello di Guava) ed affini riempie le scaffalature dei supermercati.

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